Europa di ieri e di oggi
4 Gennaio, 2020
Premi non riscossi
12 Febbraio, 2020
Mostra tutto

Dissesto idrogeologico

Con l’inizio del periodo autunnale e l’approssimarsi di quello invernale, ritorna di attualità il tema del dissesto idrogeologico e del rischio ad esso connesso. Bastano poche giornate di intense precipitazioni che in molte zone d’Italia scattano allarmi di attenzione e misure di prevenzione, che si attuano spesso con la chiusura delle scuole e la sospensione dei trasporti pubblici, fino all’evacuazione di zone esposte a rischio frane.

Il dissesto idrogeologico è l’insieme dei processi morfologici che hanno un’azione fortemente distruttiva in termini di degrado del suolo. Esso comprende tutti quei processi, a partire dall’erosione superficiale e sotto la superficie, fino agli eventi più catastrofici quali frane e alluvioni. Le condizioni meteorologiche e le variazioni climatiche non sono che una causa marginale del dissesto idrogeologico. Le origini del fenomeno sono infatti di natura antropica. Tra le prime c’è l’eccessivo consumo di suolo, unito a pratiche come la cementificazione e la conseguente deforestazione. Le azioni attuabili in relazione a questo rischio sono fondamentalmente la previsione, la prevenzione e la mitigazione degli effetti. In Italia è stimato che basterebbero 4,1 miliardi di euro per mettere in sicurezza il paese con un’adeguata pianificazione che gestisca la fase di intervento e stabilisca i piani di manutenzione con effetti e ricadute positive anche in termini economico-occupazionali.Tragedie come quelle della frana di Sarno con 160 vittime o Rigopiano in Abruzzo dove per una valanga morirono 29 persone o della villetta sommersa dall’acqua e dal fango del fiume Milicia, vicino a Palermo, che causò 12 vittime, rimangono un monito a non costruire su terreni insicuri.

Scorrendo le pagine della Bibbia possiamo osservare come il tema dell’utilizzo del territorio e della sicurezza sono presenti sia in termini chiari che attraverso parabole e immagini. Nel libro del Deuteronomio leggiamo: “Quando farai guerra a una città per conquistarla e la cingerai d’assedio per lungo tempo, non ne distruggerai gli alberi a colpi di scure; ne mangerai il frutto, ma non li abbatterai: l’albero della campagna è forse un uomo che tu debba includerlo nell’assedio?” Deut. 20:19. Questa prescrizione, al di là del contesto specifico, è stata interpretata nel senso più ampio come un divieto contro ogni spreco intenzionale del territorio. La legge divina è intesa sempre a tutela del nostro bene e della nostra sicurezza. Gli interessi verso cui siamo così indulgenti, sono spesso nemici del nostro reale benessere.  L’intento divino è di impedirci di distruggere ciò che è alla base della nostra sicurezza.

Nel vangelo di Luca leggiamo queste parole di Gesù: “Perché mi chiamate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, io vi mostrerò a chi assomiglia. Assomiglia a un uomo il quale, costruendo una casa, ha scavato e scavato profondamente, e ha posto il fondamento sulla roccia; e, venuta un’alluvione, la fiumana ha investito quella casa e non ha potuto smuoverla perché era stata costruita bene. Ma chi ha udito e non ha messo in pratica, assomiglia a un uomo che ha costruito una casa sul terreno, senza fondamenta; la fiumana l’ha investita, e subito è crollata; e la rovina di quella casa è stata grande”. Vang. Luca 6:46-49

Non tutti gli eventi calamitosi sono evitabili o sempre riconducibili all’uomo, ma rimane fermo il principio della nostra responsabilità soprattutto per quanto riguarda il “terreno” su cui costruire la nostra esistenza. Una vita vissuta sul terreno insicuro del disinteresse per Dio, dell’incredulità e della trascuratezza nei confronti della propria vita spirituale non potrà che subire gli effetti devastanti di una fiumana che segnerà una perdita irreparabile. Siamo chiamati a vivere sul solido fondamento dell’ubbidienza alla Parola di Dio sapendo che “Come tempesta che passa, l’empio non è più, ma il giusto ha un fondamento eterno.” Prov. 10:25