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Europa di ieri e di oggi

Dopo la seconda guerra mondiale, l’integrazione europea è stata intesa come formula preventiva alla conflittualità fra i diversi Paesi che aveva scatenato due guerre mondiali. Al tempo dell’apostolo Paolo i termini “Europa” ed “europei” erano usati raramente ma la loro evangelizzazione è raccontata nel Libro degli Atti con minuzie di particolari.

L’apostolo Paolo forse si proponeva di seguire la «via regia», per predicare nei popolosi centri asiatici e per spingersi alla fine verso Efeso. Ma un primo intervento dello Spirito Santo lo fermò: “Poi attraversarono la Frigia e la regione della Galazia, perché lo Spirito Santo vietò loro di annunciare la parola in Asia (At 16, 6). L’esperienza si ripetè quando Paolo ed il suo gruppo presero la via attraverso la Frigia ed il territorio galata,  un altro intervento dello Spirito: “non lo permise loro” (At 16, 7). A Troas: “Paolo ebbe durante la notte una visione: un macedone gli stava davanti, e lo pregava dicendo: «Passa in Macedonia e soccorrici».  Appena ebbe avuta quella visione, cercammo subito di partire per la Macedonia, convinti che Dio ci aveva chiamati là, ad annunciare loro il vangelo” (Atti 16:9-10). Fin qui il racconto neotestamentario.

Oggi l’Europa, stando ai dati emersi da una ricerca pubblicata circa un anno fa da un autorevole giornale inglese, sembra sia una terra nella quale la professione della fede sia in forte crisi. Molti giovani europei “dopo il battesimo non hanno più varcato la porta di un edificio di culto”.

Molti invocano una nuova evangelizzazione in realtà s’impone un’ evangelizzazione che non abbia una dimensione culturale, caratterizzata dal richiamo identitario alle radici storiche ma sia il chiaro annuncio del Vangelo che chiama alla conversione a Dio, sulla scorta di quello dell’apostolo Paolo che a Filippi pronunciò le celeberrime parole: “Credi nel Signore Gesù, e sari salvato tu e la casa tua