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VENEZIA: LA TRAGEDIA DEI DIMENTICATI. EX PROFESSORE RITROVATO MUMMIFICATO DOPO 7 ANNI.

Dell’ex professore 70enne nessuno aveva più notizie dal 2011, cancellato anche dall’anagrafe comunale, sembrava svanito nel nulla. Ma, il 19 marzo scorso, una segnalazione di un vicino di casa denunciava movimenti sospetti in quello che tutti, nel palazzo, ritenevano un appartamento abbandonato.
Da qui la macabra scoperta: l’uomo che nessuno cercava più era morto da 7 anni, apparentemente per cause naturali. Unica parente in vita l’anziana sorella con la quale non aveva più rapporti da ben 10 anni.

Ma come si diventa invisibili? È possibile che nessuno si accorga dell’assenza di una persona per così tanto tempo?

Sembra incredibile, ma le cronache sono piene di casi di uomini e donne dimenticati da tutti, la cui vita non è legata a quella di nessun’altro e la cui morte avviene nella più totale solitudine. Eppure viviamo nella società più tecnologica di sempre, basta un click per diventare “amici” e un like per partecipare alla vita degli altri. Con un po’ di impegno e una buona connessione si può sapere tutto sul nostro datore di lavoro, con una foto “scattata la volo” e la giusta App si può anche scoprire l’identità del ragazzo incrociato sul treno.
È così semplice entrare a far parte della vita di qualcuno, ma è ancora più facile uscirne senza rendersene conto. Notizie come questa ci portano a riflettere sul ruolo che affidiamo ai rapporti umani: amicizie relegate al mondo dei social, dialoghi ridotti a icone ed emoticons, incontri sintetizzati in un selfie. Sembra quasi che la vita abbia perso di importanza e qualità, e che tutto si riduca all’apparenza di felicità.

Siamo la generazione più connessa di sempre, ma anche la più sola. Vantiamo una schiera di amici virtuali ma, forse, nessuno con cui confidarci.

Oggi più che mai, la solitudine non è circoscritta ad alcune fasce di età o categorie di persone, ma riguarda in maniera trasversale tutti gli ambienti sociali. Molti sono i giovani apparentemente pieni di amici ma che nel profondo sentono un forte senso di abbandono. Tantissimi gli anziani che a volte sono esclusi dai loro affetti più cari.
Siamo la generazione che di più apprezza lo sviluppo e le possibilità che le tecnologie attuali offrono ma, come “ogni generazione”, abbiamo bisogno di scegliere chi vogliamo essere veramente! In qualità di cristiani, imparando da Gesù, vogliamo avere “completa attenzione per gli altri”. Anche in questo abbiamo bisogno di farci trasformare dall’alto:

«Infatti è Dio che produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo»
– Filippesi 2:13 –

Dio ci ricorda che mai potrebbe dimenticarsi delle sue creature:

«Io non ti lascerò e non ti abbandonerò»
– Ebrei 13:5 –

Allo stesso modo, noi come Chiesa del Signore siamo invitati a manifestare tale amore e interesse in più aspetti della nostra vita, prendendoci cura gli uni degli altri, amandoci e rispettandoci a vicenda.