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NAPOLI: Ragazza suicida il giorno della laurea. Dalla bugia al dramma

Aveva solo 25 anni Giada, la ragazza che qualche settimana fa ha deciso di togliersi la vita lanciandosi dal tetto dell’Università Federico II di Napoli.

Tailleur, confetti e corona d’alloro, parenti e amici erano partiti dal Molise per assistere alla proclamazione della loro dottoressa, ma non immaginavano fosse tutto finto. Una bugia, poi un’altra e ancora una, il racconto di un mondo fatto di libri, esami, tesi e poi la desiderata laurea.
Ma tra i candidati per quella sessione il nome di Giada non c’era. Una bugia detta da una ragazza che non riusciva a sostenere la pressione, che non ha avuto il coraggio di dire ai familiari che aveva mentito sugli esami. Una bugia che ha impedito a Giada di chiedere aiuto, di confessare che per conseguire il titolo serviva ancora del tempo.

I genitori, il fidanzato, gli amici, nessuno si è accorto di niente, nessuno ha notato il suo dolore. Da qui la finzione, la messa in scena con cui Giada voleva farli felici, dimostrando che anche lei ce l’aveva fatta. Ma a poche ore dalla presunta discussione, Giada non ha più retto quel peso, così è salita sul tetto di una delle sedi universitarie partenopee e si è lanciata nel vuoto. Uniformarsi ai canoni imposti dalla società è purtroppo divenuta una necessità, un dovere sociale!

Chi non completa in tempo gli studi è considerato un fallito, così sempre più giovani mentono, fingono carriere universitarie inesistenti. Forse per non deludere le aspettative della famiglia si costringono ad un percorso non voluto, riponendo nel cassetto il sogno di un’altra vita. Ma le bugie, la mancanza di dialogo, la vergogna allontanano sempre di più dalla realtà, che prima o poi torna con prepotenza a chiedere il conto.

Tanti, troppi i ragazzi e i giovani che si nascondono dietro un «Va tutto bene», perché bisogna dimostrare di essere forti, di farcela. Non neghiamolo, viviamo nella società della corsa al successo, in cui chiedere aiuto è sinonimo di debolezza e allora si alza il muro della solitudine, il dolore lo si tiene dentro. Quante storie tragicamente simili tra loro: la ragazza solare, il giovane spensierato che “all’improvviso” decidono di suicidarsi. All’improvviso per gli altri, ma non per chi sceglie di farlo e, magari, ha sperato che qualcuno leggesse nei suoi occhi la disperazione.

 

È d’obbligo la riflessione. Cosa stiamo facendo per i nostri giovani?

Forse è una figlia, un fratello, un’amica, o un compagno di studi colui che sembra essere felice, ma in questo momento sta soffrendo e crede che il suicidio sia l’unica soluzione.
Noi cristiani sappiamo che la soluzione a tutti i problemi è Gesù; sappiamo che non esiste ostacolo che gli impedisca di aiutare chi è nel bisogno, anche il più interiore. È importante riconoscere i segnali, le silenti richieste di aiuto e presentare ai più giovani l’amore di Dio, sapendo che

«Egli [il Signore] guarisce chi ha il cuore spezzato» – Salmi 147:3.

C’è speranza per te che soffi, anche se cerchi di nascondere il tuo disagio all’esterno! Alla chiesa di Cristo è dato il compito di far conoscere la soluzione divina ai bisogni del cuore: essa è la Salvezza in Cristo Gesù e il perdono dei peccati nel Suo nome. Quanti si affidano al Signore ricevono una nuova vita, un nuovo cuore e soprattutto, la comprensione dello scopo per la propria esistenza! Alla chiesa è detto:

«Perciò, rinfiancate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti» – Ebrei 12:12.