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CINA: VIETATA LA VENDITA ONLINE DELLA BIBBIA

Il 5 aprile scorso la CNN ha diffuso una notizia shock: la Bibbia non è disponibile nei più importanti siti di e-commerce cinesi!

La notizia fa seguito alla presentazione, nel corso di una conferenza stampa del 3 aprile, del Libro bianco sulle religioni, o meglio sulla “Politica cinese riguardo alla pratica e alla salvaguardia della libertà di religione”.
In occasione della presentazione del Libro bianco sono stati resi noti dati a dir poco sorprendenti:

la Cina ha stampato più di 160 milioni di copie della Bibbia in più di 100 lingue per oltre 100 Paesi, comprese 80 milioni di copie in lingua cinese, in braille e in 11 lingue di minoranze etniche.

Questi dati fanno venire alla mente la previsione del sociologo Fenggang Yang, citato in questi giorni dal quotidiano britannico The Sun, il quale nel 2014 affermava che la Cina sarebbe diventata «molto presto il maggior paese cristiano», superando persino gli Stati Uniti entro il 2030. Nel continente asiatico c’è un controllo serrato sulle vendite della Bibbia, come tutte le pubblicazioni di carattere religioso. Esse, infatti non possono essere messe in vendita senza un codice di identificazione, attribuito dall’Amministrazione Statale per la Stampa e le Pubblicazioni. «Da tempo le librerie cristiane sono oggetto di ispezioni da parte dei funzionari del ministero della Cultura» – si legge su Il Fatto Quotidiano.

In anni più recenti il governo cinese aveva consentito gli acquisti online del testo biblico. Sarah Cook, ricercatrice per la Freedom House, ha osservato che si tratta di «un importante esempio di come la censura su internet sia correlata alle restrizioni in tema di libertà religiosa» – e ha aggiunto – «Il nostro lavoro di ricerca ha evidenziato che le autorità cinesi utilizzano sempre di più metodi high-tech per monitorare i fenomeni di carattere religioso e penalizzare i credenti, incrementando la sorveglianza e perpetuando arresti di credenti anche a causa di condivisione di contenuti online». Eppure nella Costituzione Cinese si fa riferimento alla libertà religiosa.

Su JD.com, scrivendo “Sacra Bibbia”  l’articolo non è presente. Amazon China (amazon.cn) non vende il testo biblico, ma alcuni libri di studio correlati. Su Taobao, il più usato sito di e-commerce in Cina, la Bibbia non è più disponibile, ma lo sono ancora alcune pubblicazioni cristiane per bambini con racconti illustrati. I tre siti appena menzionati, oltre a Dang Dang, non hanno ancora fatto commenti sulla vicenda.

Davanti a quello che sembra un ennesimo, chiarissimo, segnale di intolleranza e di violazione della libertà religiosa, non possiamo non rinnovare l’impegno di pregare per i credenti cristiani in Cina. Sconcerta si, ma non sorprende, il fatto che si cerchi di arginare o addirittura di impedire la diffusione delle Scritture, ma vogliamo alimentare la consapevolezza che si possa finanche imprigionare un credente, ma non ciò in cui egli crede. L’apostolo Paolo dichiarava, infatti:

«Io soffro fino ad essere incatenato come un malfattore; ma la parola di Dio non è incatenata» – 2 Timoteo 2:8,9