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La trasmissione del Nuovo Testamento

“La Bibbia? Sì, è interessante, ma è stata modificata nel tempo, chissà cosa diceva originariamente…”

E’ questa una delle frasi che spesso ci si sente ripetere quando si annuncia il messaggio dell’Evangelo alle persone!
L’idea che la Bibbia sia stata modificata, in particolare il Nuovo Testamento, ha ormai preso piede nel mondo occidentale. Uno dei luoghi comuni più diffusi punta dritto il dito sull’imperatore Costantino come presunto colpevole di non meglio precisate alterazioni alle parole di Gesù e dei primi apostoli.

Ma si possono avere garanzie che il testo che abbiamo fra le mani corrisponda autenticamente al testo iniziale?

La risposta è affermativa, ma per capire come è possibile avere tanta certezza bisogna prima esplorare brevemente il mondo della trasmissione e conservazione dei testi antichi.

È importante infatti sapere che esistono, conservati in biblioteche sparse per tutto il mondo, oltre 5000 antichi manoscritti del Nuovo Testamento in lingua originale. Molti di questi testi sono databili intorno al medioevo piuttosto che ai primi secoli, ma i più interessanti sono certamente i papiri dei primi secoli. Di questi papiri ne sono sopravvissuti oltre cento (alcuni solo in frammenti, altri di numerose pagine) e queste sono tra le più antiche testimonianze delle scritture del Nuovo Testamento. Chi nutre il dubbio che Costantino abbia fatto scrivere o manipolare le parole di Gesù e dei Suoi discepoli dovrebbe sapere che molti di questi documenti sono stati scritti nel terzo secolo, qualcuno addirittura nel secondo secolo, mentre Costantino salì al potere solo nel quarto secolo!

Ma questi testi antichi non sono solo utili per dimostrare quanto sarebbe stato difficile rintracciare e modificare le numerosissime copie del Nuovo Testamento che circolavano nei primi secoli del cristianesimo, ma ci aiutano a capire anche quanta cura avevano i primi cristiani nello scegliere materiali adatti a resistere nel tempo (pensiamo ai papiri sopravvissuti per quasi duemila anni), oppure all’attenzione nella trasmissione affidata a scribi professionisti, oppure l’accessibilità dei papiri anche ai non addetti ai lavori: è questo il caso del papiro p10, l’unico papiro di cui si conosce il proprietario, scoperto a Ossirinco in Egitto che apparteneva non a un membro del clero, ma a un uomo d’affari di nome Aurelius.

Anche oggi quasi tutti questi manoscritti sono disponibili al pubblico grazie a iniziative come il Centro per lo Studio dei Manoscritti del Nuovo Testamento che pubblica online (CSNTM.org) immagini ad alta risoluzione liberamente accessibili per lo studio individuale. I veri appassionati possono vedere di persona alcuni dei pezzi più pregiati. Questi sono esibiti in biblioteche sparse per tutto il mondo: dalla Chester Beatty Library in Irlanda alla Fondazione Martin Bodmer in Svizzera, o al British Museum in Inghilterra per nominare solo alcune delle collezioni più importanti.

“Ma tutti questi testi corrispondono tra loro? gli scribi non potrebbero aver commesso qualche errore o apportato qualche modifica nel corso dei secoli?”

A questa ulteriore obiezione si può rispondere dicendo che esistono senz’altro varianti tra manoscritti, però tali varianti sono catalogate meticolosamente. Si tratta principalmente di variazioni ortografiche – scrivere la medesima parola con lettere diverse – che sono irrilevanti dal punto di vista del significato ed in generale non intaccano in alcun modo l’insegnamento generale delle Scritture!

Tuttavia, alcune fra esse sono di maggiore interesse. In due casi, la storia della donna accusata di adulterio e le parole di chiusura del vangelo di Marco, esiste una differenza tra manoscritti di circa otto versetti. Questi brani non sono presenti nei manoscritti più antichi che abbiamo a disposizione ed è per questo che in quasi tutte le Bibbie in circolazione oggi questi testi sono contrassegnati (ad esempio con delle parentesi quadre) oppure accompagnati da una nota a piè di pagina. La questione, infatti, non è nuova: già nel quarto secolo Girolamo e Agostino evidenziavano, per esempio, che la pericope dell’adultera non era presente in tutti i manoscritti del vangelo di Giovanni a loro disponibili, mentre altre fonti antiche parlano di questo episodio, lasciando intendere che circolava in altri vangeli.

Il fatto che le varianti esistano e siano contrassegnate non dovrebbe ispirare diffidenza nei confronti del Nuovo Testamento, piuttosto aiutarci ad apprezzare l’autenticità di un testo in cui ogni possibile incertezza è da sempre stata evidenziata per non rischiare di aggiungere o togliere qualcosa alla Parola di Dio.

La Bibbia è ed è stato il libro più letto e studiato nel corso dei secoli, e ciò è una garanzia per quanti sinceramente si accostano a Dio per conoscere la Sua volontà per l’uomo di ogni tempo.

Ci si può dunque accostare con piena fiducia alla Scrittura ed affermare come il salmista: “La somma della tua parola è verità” (Salmo 119: 160 a) ed assimilare per fede la preghiera fatta da Gesù a Dio Padre, prima di morire per i peccati dell’umanità: “Santificali nella verità: la tua parola è verità” (Giovanni 17:17).