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Aquarius, migranti cristiani lodano Dio all’arrivo a Valencia

Il tema dell’immigrazione continua a dividere l’opinione pubblica e, nei giorni scorsi, ha visto accendere i riflettori dei media internazionali sul caso Aquarius.

Domenica 17 maggio, 629 persone hanno raggiunto il porto di Valencia a bordo della nave Aquarius. Soccorsi in mare aperto da SOS Méditerranée e Medici Senza Frontiere i migranti, di 32 nazionalità diverse, avevano lasciato le coste libiche a bordo di barconi di fortuna.

La nave gestita dalle due ONG ha visto rimbalzare le responsabilità dell’accoglienza in un lungo braccio di ferro tra diversi governi europei. La situazione, in stallo ormai da giorni, ha visto risoluzione nell’intervento del governo spagnolo che ha aperto all’Aquarius il porto di Valencia.

Una traversata lunga e difficile quella nelle acque del Mediterraneo, che è stata documentata sui canali social di Medici Senza Frontiere e dai media internazionali. Le immagini registrate durante il salvataggio e poi a bordo della nave, testimoniano tutta la voglia di speranza dei 629 migranti: uomini, donne, bambini, famiglie intere che hanno subito ogni forma di atrocità nei loro Paesi d’origine e in Libia, in attesa di intraprendere la “via del mare”.

Le immagini condivise sui social media mostrano anche dei gruppi di cristiani nigeriani che hanno cantato e ringraziato Dio mentre si avvicinavano al porto. Visibilmente commossi e riconoscenti, gli ospiti della nave si sono stretti in una preghiera di riconoscenza a Dio, condividendo il momento con tutti i presenti, anche i non professanti la stessa fede.

«Dopo aver visto le Baleari in lontananza – si legge su Twitter – i nigeriani hanno improvvisato un “gruppo” per rendere grazie per la vita. Musulmani e membri dell’equipaggio, tutti invitati. “Perché siamo tutti sotto lo stesso sole”, dice il pastore».

Ciò che colpisce e che fa riflettere, a prescindere da ogni questione politica,  nella quale non intendiamo assolutamente entrare, è che nonostante le difficili condizioni i cristiani presenti sulla nave hanno reso testimonianza dell’amore di Dio, ringraziandoLo di aver raggiunto la terra ferma insieme ai soccorritori che si sono presi cura di loro salvandoli dal mare e facendo realizzare ad ognuno quanto detto dal salmista:

«Tu conti i passi della mia vita errante; raccogli le mie lacrime nell’otre tuo; non le registri forse nel tuo libro?» (Salmo 56:8)