Raduni di zona dell’8 Dicembre 2017
dicembre 22, 2017
La “Stella” dei magi d’Oriente
dicembre 22, 2017
Mostra tutto

Gerusalemme: dove la profezia biblica diventa storia

La dichiarazione con cui il 6 dicembre il Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, ha annunciato di voler trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme riapre per l’ennesima volta la questione inerente la vera collocazione della capitale dello Stato di Israele. L’Organizzazione delle Nazioni Unite, con una risoluzione del 1947 dichiarava Gerusalemme “Corpus Separatum”, ma nel 1967 con la “Guerra dei sei giorni” lo stato d’Israele venne attaccato dalle forze militari vicine, riuscendo a contrastarle ed ad allontanarle al punto di porre sotto il suo controllo nuovi territori a Gaza, in Cisgiordania e nella parte Est di Gerusalemme.

A differenza della Cisgiordania e di Gaza, che sono stati considerati come territori “occupati” da Israele, Gerusalemme Est è stata “annessa” allo Stato israeliano. Il diritto internazionale però non ha riconosciuto questa annessione, mentre Israele ha continuato a legiferare a proposito. Nel 1980 la Knesset – il parlamento israeliano – approvò infatti una legge costituzionale che dichiarava Gerusalemme la capitale unica e unita di Israele. In seguito a tale legge costituzionale, la Knesset e gli altri uffici del potere legislativo, giudiziario ed esecutivo sono stati trasferiti a Gerusalemme.

Nello stesso anno le Nazioni Unite, reagirono condannando l’occupazione israeliana dei territori palestinesi e di Gerusalemme est, negando qualsiasi validità giuridica alle sue decisioni, disponendo il ritiro di tutte le ambasciate dei vari Paesi da Gerusalemme. Ad oggi queste si trovano infatti a Tel Aviv. Nessuno Stato, nemmeno gli USA, fino alla dichiarazione di Donald Trump, riconosceva Gerusalemme quale capitale israeliana. Ecco perché la dichiarazione del Presidente USA ha avuto riverbero mondiale. Gerusalemme è sempre stata il “centro del mondo”. Su questa affermazione sono stati scritti trattai e libri. Qualcuno si trovò a dire a proposito: “non ci sarà pace nel mondo, finché non si avrà pace a Gerusalemme”. Essa è infatti un polo attorno al quale ruotano le attenzioni del mondo intero. Non è solo il fulcro delle tre religioni monoteiste più diffuse al mondo, ma è il crocevia degli interessi, del governo, dell’economia e del potere, per gli equilibri tra l’oriente e dell’occidente, tra il “vecchio e il nuovo mondo”. Gerusalemme dunque non è solo una città, è un simbolo per tutti!

Al di là delle vicende politiche internazionali che coinvolgono questa città unica nel suo genere, come cristiani desideriamo attirare l’attenzione sull’attualità del messaggio biblico riguardante questo luogo. Nel libro del profeta Zaccaria, al capitolo 12 versetti 2 e 3, Gerusalemme è definita “coppa di stordimento” e “pietra pesante” per “tutti i popoli”. Su questa città infatti convergono svariate profezie riguardanti il Messia promesso, il Salvatore e Signore dell’umanità, Cristo Gesù, nonché sul suo ritorno. Il profeta Zaccaria annuncia: “Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo spirito di grazia e di supplicazione; essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto, e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito.” Zacc. 12:10. Ed ancora: In quel giorno i suoi piedi si poseranno sul monte degli Ulivi, che sta di fronte a Gerusalemme, a oriente … il SIGNORE, il mio Dio, verrà e tutti i suoi santi con lui.” Zacc. 14:4-5.

Ci incoraggia il messaggio profetico di Isaia, l’ispirato scrittore dell’omonimo libro della Bibbia, che per mezzo dello Spirito Santo così si esprime: Parola che Isaia, figlio di Amots, ebbe in visione, riguardo a Giuda e a Gerusalemme. Avverrà, negli ultimi giorni, che il monte della casa del SIGNORE si ergerà sulla vetta dei monti, e sarà elevato al di sopra dei colli; e tutte le nazioni affluiranno a esso. Molti popoli vi accorreranno, e diranno: “Venite, saliamo al monte del SIGNORE, alla casa del Dio di Giacobbe; egli ci insegnerà le sue vie, e noi cammineremo per i suoi sentieri”. Da Sion, infatti, uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola del SIGNORE. Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli; ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro, e le loro lance, in falci; una nazione non alzerà piú la spada contro un’altra, e non impareranno piú la guerra. Casa di Giacobbe, venite, e camminiamo alla luce del SIGNORE!” Isaia 2:1-5.

In questi tempi tumultuosi, come quelli odierni, vogliamo ricordarci degli insegnamenti di Gesù, che vogliono distogliere il nostro sguardo da considerazioni prettamente politiche, rivolgendolo invece su un’orizzonte spirituale. Possiamo infatti vedere la circostanza con un’altra ottica. Gesù, nel suo dialogo con la samaritana, annunciò quella verità che è certamente la chiave per la risoluzione di ogni contrasto di tipo religioso. Alla donna che affermava I nostri padri hanno adorato su questo monte, ma voi dite che a Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare”, Gesù rispose: “Donna, credimi; l’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre … ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità”. Giov. 4:20-24.